31 maggio 2017
Ho iniziato a fare politica (ma come la intendo io, libertaria e dal basso) nel 1989.
Ne ho viste di tutti i colori...e di tutti i tipi: penso che i/le più squinternati/e gli/le ho conosciute/e...di alcuni di questi, ugualmente conservo un simpatico ricordo (ah, il tempo...) di altri/e sbragalaverza, beh, mi si arricciano i capelli sempre più bianchi.. oppure, sì, qualche sospetto mi viene, perché figurati se la questura...basta aprire un libro di storia nostra, del resto.
Se penso al tempo che ho perso, le discussioni, le spiegazioni con gente che proprio non intendeva confrontarsi e capire, mi chiedo realmente se ne è valsa la pena.
Sto pensando di scrivere qualcosa, buttare giù qualche ricordo, qualche riflessione, ma poi mi chiedo :" e chi cazzo sono?", e ridacchiando lascio perdere; ma soprattutto se penso all'ipocrisia, alla miseria umana e politica di alcuni che ho conosciuto, beh, la risposta sarebbe univoca.
Gli anarchici vanno bene quando sono macchiette (aiuto, quante...) o quando si accodano, e questo mi spiega tante cose, soprattutto in ambito locale.
Col tempo, si diventa sempre meno tolleranti verso gli anarchici da slogan, quelli/e che sono sempre un passo...più hard di te, più anti qui e più anti là, poi nella realtà un casino in testa e una vita da pavidi. Anarcoesteti che non ci faranno mai avanzare di niente. Quelli/e che per loro un piccolo pezzo dell'ambiente militante è l'unico riferimento di vita, e il naso fuori mai, magari a contatto con la realtà capirebbe che ogni teoria diventa fuffa se non fa il salutare bagno con la vita reale. Ho visto cose che voi umani... e un giorno le racconterò, e magari qualcuno dalla vergogna forse smetterà di fare danni e far perdere tempo.
Poi, però, ci ripenso, vedo i compagni e le compagne che ho attorno nella vita reale, vedo che se fai lo sportello seriamente arriva gente digiuna di deliri da movimento ma a cui piace ciò che fai e come lo fai, vedo che arrivano giovani che chiedono, vedo che nonostante tutto le cose le facciamo, quelle che ci piacciono. E allora sì, forse un senso c'è.
Per me l'anarchismo ha senso se diventa un qualcosa di tangibile, di serio, di ben masticato e studiato (sì studiato) di cui parlare senza imbarazzi (che non vuol dire senza discussioni o scontri) con il vicino di casa, mio padre, mio fratello, il collega di lavoro, l'amico di curva. Sennò è un esercizio retorico e autistico. E ultimamente, quante definizioni anche lessicali assurde per definire il nulla, se non la virgola.
L'anarchismo è storia, personaggi, etiche, valori, comportamenti, non trombonate nichilistiche esistenziali.
L'anarchismo ha senso se non fai campagne assolutistiche per poi nella vita reale non dimostrare un minimo, non pretendo tanto, di coerenza e dignità.
L'anarchismo ha senso se resta umano, accettando i difetti e i limiti di tutti.
L'anarchismo è un modello di riferimento che deve essere credibile per risultare rivoluzionario.
Perché alla fine la risposta me la do, e l'attività anarchica resta la cosa più bella che c'è.
Ho iniziato a fare politica (ma come la intendo io, libertaria e dal basso) nel 1989.
Ne ho viste di tutti i colori...e di tutti i tipi: penso che i/le più squinternati/e gli/le ho conosciute/e...di alcuni di questi, ugualmente conservo un simpatico ricordo (ah, il tempo...) di altri/e sbragalaverza, beh, mi si arricciano i capelli sempre più bianchi.. oppure, sì, qualche sospetto mi viene, perché figurati se la questura...basta aprire un libro di storia nostra, del resto.
Se penso al tempo che ho perso, le discussioni, le spiegazioni con gente che proprio non intendeva confrontarsi e capire, mi chiedo realmente se ne è valsa la pena.
Sto pensando di scrivere qualcosa, buttare giù qualche ricordo, qualche riflessione, ma poi mi chiedo :" e chi cazzo sono?", e ridacchiando lascio perdere; ma soprattutto se penso all'ipocrisia, alla miseria umana e politica di alcuni che ho conosciuto, beh, la risposta sarebbe univoca.
Gli anarchici vanno bene quando sono macchiette (aiuto, quante...) o quando si accodano, e questo mi spiega tante cose, soprattutto in ambito locale.
Col tempo, si diventa sempre meno tolleranti verso gli anarchici da slogan, quelli/e che sono sempre un passo...più hard di te, più anti qui e più anti là, poi nella realtà un casino in testa e una vita da pavidi. Anarcoesteti che non ci faranno mai avanzare di niente. Quelli/e che per loro un piccolo pezzo dell'ambiente militante è l'unico riferimento di vita, e il naso fuori mai, magari a contatto con la realtà capirebbe che ogni teoria diventa fuffa se non fa il salutare bagno con la vita reale. Ho visto cose che voi umani... e un giorno le racconterò, e magari qualcuno dalla vergogna forse smetterà di fare danni e far perdere tempo.
Poi, però, ci ripenso, vedo i compagni e le compagne che ho attorno nella vita reale, vedo che se fai lo sportello seriamente arriva gente digiuna di deliri da movimento ma a cui piace ciò che fai e come lo fai, vedo che arrivano giovani che chiedono, vedo che nonostante tutto le cose le facciamo, quelle che ci piacciono. E allora sì, forse un senso c'è.
Per me l'anarchismo ha senso se diventa un qualcosa di tangibile, di serio, di ben masticato e studiato (sì studiato) di cui parlare senza imbarazzi (che non vuol dire senza discussioni o scontri) con il vicino di casa, mio padre, mio fratello, il collega di lavoro, l'amico di curva. Sennò è un esercizio retorico e autistico. E ultimamente, quante definizioni anche lessicali assurde per definire il nulla, se non la virgola.
L'anarchismo è storia, personaggi, etiche, valori, comportamenti, non trombonate nichilistiche esistenziali.
L'anarchismo ha senso se non fai campagne assolutistiche per poi nella vita reale non dimostrare un minimo, non pretendo tanto, di coerenza e dignità.
L'anarchismo ha senso se resta umano, accettando i difetti e i limiti di tutti.
L'anarchismo è un modello di riferimento che deve essere credibile per risultare rivoluzionario.
Perché alla fine la risposta me la do, e l'attività anarchica resta la cosa più bella che c'è.
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