7 aprile 2017
È senz'altro vero che nel conflitto siriano si stanno confrontando drammaticamente tensioni e mire egemoniche esternamente determinate, ma nulla toglie alla spontaneità dell'iniziale e coraggiosa e giustissima rivolta anti-Assad.
Minimizzare la repressione criminale successiva come fattore scatenante è un'altra delle perle dell'antimperialismo rituale, così come la sottovalutazione strumentale dell'autonoma e pervasiva forza liberticida della religione come strumento identitario e fanatico.
Certo, è comodo rifugiarsi nelle colpe dell'occidente (innegabili), come se l'ISIS fosse ritualmente "solo" forza scatenata da USA e Europa (?), negando non solo influenze altre da sempre esistenti, ma anche un'autonoma volontà di parte (minoritaria) delle popolazioni locali: questa ottusità segue lo stesso schema, rovesciato, dei razzisti nostrani, che negano reale dignità a popolazioni "inferiori" (?).
Comunque non capisco: se la Russia reprime, uccide, bombarda in mezzo mondo (Siria compresa) è normale e si fa finta di niente (si-fa-finta-di-niente), se gli ameriKani attaccano una base militare di quel tiranno di Assad è guerra imperialista e se non la pensi così sei il solito anarchico irritante e ti devi sorbire critiche e lezioni.
In Siria prima di ieri c'erano già 400.000 morti. Dalla Siria prima di ieri c'erano milioni di profughi.
Contro tutte le guerre, contro tutti gli eserciti, contro tutte le dittature. Tutte.
L'utopia innegabile della frase lo è meno del continuare a coltivare illusioni confidando più o meno segretamente per questo o quel regime, anche nelle vesti di "male minore".
Sul significato di quel "minore" si potrebbe riflettere a lungo....è comunque molto lontano dalla parola libertà.
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